29 ottobre 2011
foto di Dario Regis
Otto miglia in alto…persi sulla strada….
…inizia così un concerto MEMORABILE!!
Una di quelle (per fortuna parecchie) serate di Musica e Magia che
porterò nel cuore e mi vanterò,se arrivo a diventar vecchio, nel
raccontarla a chi non li potrà vedere.
Perché gente così ha tracciato un solco nella musica, nei musicisti e
nella vita di tanta gente.
Perché gente così ha segnato un’epoca, un periodo ben preciso dove
tutto doveva cambiare, dove il mondo era davvero “Eight Miles High”,
dove “Musica è amore…indossa i tuoi abiti colorati e vieni a vedere…tutti sono sdraiati al sole”…
Ma questa gente ha scritto anche anche :
gli uomini che realmente guidano questo paese
e mi chiedo perché lo facciano
in questo modo così sconsiderato.
Potete dirmi quali sono i loro nomi
e in quale strada vivono?
Mi piacerebbe partire di corsa questo pomeriggio
e dare loro
una parte dei miei pensieri
che riguardano la pace per l'umanità.
La pace non è
una cosa tanto complicata
da chiedere.
David Crosby (with G. Clark and R. McGuinn)
Oppure canta e basta, una “Song with no Words” (canzone senza parole) intessuta di melodie sussurrate, che accompagna i momenti dell’amore e ispira sogni, viaggi lisergici tra tempo e spazio, “lungo la costa di sottovento”, nel mare calmo della tranquillità, nell’utopia di un mondo davvero migliore che “we can change”…
….basta!! Il concerto di sabato scorso l’abbiamo visto vicinissimi ai due Giganti!
Crosby, settant’anni fatti ad agosto e un’anima hippy che emerge dal primo brano “Eight Miles High”, cover dei Byrds tirata e corale.
Nash, “L’Inglese” dalla voce di ragazzo, il melodico dei due, compare di scorribande vocali e di vita, in forma smagliante, elegante, ciarliero.
Tra i due, si inserisce a buon diritto il terzo protagonista della serata: il chitarrista Shayne Fontaine, 57
anni che paiono 40 e una mano da brividi sulla sei corde!
Il buon vecchio Stills, che stasera non c’è, viene omaggiato alla grande! Lo stile di Fontaine, infatti, ne ricalca le orme, soprattutto nella quasi conclusiva “Wooden Ships” che fa drizzare i peli degli orifizi!
Non sono comunque da meno Steve di Stanislao alla batteria, dal drumming essenziale e preciso, Kevin McCormick, bassista non più giovanissimo, in evidenza soprattutto nei brani più calmi e jazzati ma che su “Deja Vu” sfodera un intervento solista d’effetto, e l’ormai fisso James Raymond ad organo e tastiera, figlio di Crosby, molto dotato e altrettanto discreto.
Una band rodata, insomma, piacevole, senza primedonne e sanamente funzionale ai Due.
Ma quanto sono bravi?! Non posso essere imparziale perché li adoro da sempre, ma a mio parere hanno fatto un seratone.
Palageox gremito, gente impazzita che applaude e si complimenta in continuazione, e loro che
mostrano un grande affetto e riconoscenza.
La spontanea simpatia ti nasce al guardare il sorriso sornione di Crosby, sotto i baffi da “nonno contento” come ha detto Nicola.
La scaletta è un’infilata di vecchi successi e recenti gemme. Dopo “Eight Miles High” seguono “Wasted on the Way” e una trascinante “Long Time gone”, molto cacciata che dimostra quanto siano entrambi in ottima forma vocale.
“Marrakesh Express” non manca mai ed è sempre allegra, da furgone freak in viaggio verso posti caldi e droghe buone; seguono poi quattro brani acustici, tranquilli, tra cui un’inedita canzone di Crosby che sarà pubblicata in un album solo suo di cui si parla già.
Chiudono la prima parte una sempre emozionante “Wind on the water” (ecco l’unica pecca del concerto: la prima parte del brano eseguita con le basi) e una spaziale “Almost cut my Hair”, tiratissima con
Fontaine in evidenza a farla da padrone, e la “cattiveria” vocale di Crosby che emerge dal rockaccio
delle tre chitarre elettriche!!
Da battere le mani, gente impazzita di gioia, loro commossi!!
C’è tempo per due chiacchiere col pubblico sul recente referendum antinucleare (“Dio vi benedica! In America non è così”), speculazioni di borsa (“Il popolo di Wall Street ha ragione a protestare!! Le multinazionali ricchissime non pagano nulla di tasse”!), politica e ambiente. Sempre in prima linea, sempre convinti che insieme si cambia il mondo.
Lo spirito hippy non muore mai, ce l’hanno nel sangue!
Venti minuti di sosta e i Nostri rientrano tutti per la seconda parte. Inizio acustico solo loro due e voce per una romanticissima “Lady of the Island” e “Guinnevere”, che ascolto senza nemmeno tirare il fiato e mi lascia sempre a bocca aperta!!
“Our House” è piacevole e di beatlesiana memoria, seguono “Laughing” e “What are their names”, quarant’anni compiuti anche queste, magnetismo da accordature aperte e reminiscenze hippy.
Gli Scarafaggi vengono poi omaggiati con una versione a tre voci di “Blackbird”, e ancora si conferma la bravura di Fontaine anche ai cori.
Crosby sa suonare, quando imbraccia l’acustica sono sempre arpeggi su accordature aperte, semplici
ma efficaci, imparati da un’altra “guru” dell’epoca, la bionda “sweet Joni Mitchell”.
Anche Nash suona, però, e non poco stavolta!
Imbraccia spesso l’elettrica e l’acustica nei suoi brani, per poi passare al pianoforte sulle strepitose “Cathedral” e “Chicago”. Le tematiche spaziano: si parla contro le multinazionali (“They want It all”), contro la militarizzazione delle nazioni (“Military Madness”, con la chitarra quasi younghiana a scuotere il Palageox), oppure si racconta cosa succede dentro ai sogni (“In My Dreams") e intanto il concerto sfiora già le due ore!
Come vola il tempo, quando ci si lascia andare alle emozioni!
Non si può non rimanere ammaliati da queste “silent Harmonies”, da due voci ringiovanite e generose che regalano momenti da incorniciare!!
I Nostri lo sanno, e guidano la loro “Wooden Ship” come navigatori esperti, grati al mare di gente che li conduce nei porti sicuri e conosciuti …
naviga dove il vento soffia dolce
e i giovani uccelli volano
prendi una sorella per mano
portala distante da questa terra devastata
David Crosby (with P. Kantner and S. Stills)
Il bis, tra “Chicago” e “Teach Your Children”, è un momento da lacrimoni, con la gente fraccata sotto a
cantar con loro, mille sorrisi e il perenne “Fantastic People” che Nash ripete di continuo!!
Gente fantastica per una serata indimenticabile!
Set List:
1. Eight Miles High
2. Wasted on the Way
3. Long Time Gone
4. Marrakesh Express
5. Lay Me Down
6. Old Soldier
7. Just a Song Before I Go
8. Slice Of Time
9. Don't Dig Here
10. Critical Mass-Wind On The Water
11. Almost Cut my Hair
12. Deja Vu
13. Lady of the Island
14. Guinnevere
15. Our House
16. Laughing
17. What Are Their Names
18. They Want It All
19. Taken at All
20. Blackbird
21. In My Dreams
22. Orleans / Cathedral
23. Military Madness
24. Wooden Ships
25. Chicago
26. Teach Your Children